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giovedì 11 ottobre 2007

« Io ho quel che ho donato »Gabriele D'Annunzio


Gabriele d'Annunzio (Pescara, 12 marzo 1863 – Gardone Riviera, 1 marzo 1938) è stato uno scrittore, drammaturgo e poeta italiano, simbolo del decadentismo ed eroe di guerra.

Occupò una posizione centrale nella letteratura e nella vita politica dell'Italia tra il 1914 e il 1945. Fu un personaggio pubblico eccentrico ed eclettico, come tuttora testimoniano gli interni della sua residenza al Vittoriale. Discusso, amato od odiato, oltre a quella letteraria ebbe anche una notevole carriera politica.

I motti :
Tra le altre cose, D'Annunzio coniò una serie di motti incisivi (circa ottanta). Alcuni di questi divennero celebri, anche per il loro legame con gli eventi storici. Si possono grossolanamente riunire nelle seguenti categorie:

Memento Audēre Semper (ricorda di osare sempre)

Forse il motto più famoso, nasce utilizzando le medesime iniziali della sigla M.A.S. (motoscafo armato silurante) con cui d'Annunzio fu protagonista della leggendaria Beffa di Buccari nella notte fra il 10 e l'11 febbraio 1918. Evidente, in questo motto, il concetto sempre caro al Vate dell'osare a ogni costo. L'illustrazione mostra una mano affiorante dalle onde e che, chiusa a pugno, stringe un serto di alloro.

Semper Adamas (sempre adamantino, duro come il diamante)
Questo motto, illustrato come moltissimi altri da Adolfo de Carolis, fu destinato alla Prima Squadriglia Navale. L'illustrazione mostra un braccio nudo che, levato orizzontalmente e con il dito puntato, si leva fra le fiamme. In calce la dicitura il Comandante.

Cominus et Eminus Ferit (da lontano e da vicino ferisce)

Anche questo motto fu illustrato da Adolfo de Carolis e fu ideato per decorare gli aerei della Squadra della Comina, squadriglia di aviatori dediti ad azioni particolarmente rischiose. Nell'illustrazione un'aquila ad ali spiegate e nella posizione di attacco scocca fulmini da sotto le ali.

Immotus nec Iners (fermo ma non inerte)
La frase è di Orazio ed orna, come motto, lo stemma nobiliare di "Principe di Monte Nevoso"; lo stemma fu dipinto da Guido Marussig; il titolo di principe fu concesso a d'Annunzio da Mussolini il 15 marzo 1924, dopo la definitiva annessione di Fiume all'Italia. Sembra evidente come la scelta di questo motto avesse un intento dichiaratamente polemico con lo stesso Duce. Nella raffigurazione, si vede la cima di un monte coperta di neve e sovrastata dalla costellazione dell'Orsa Maggiore.

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(Gabriele d'Annunzio)

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